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Quando il primo bambino rise, la sua risata si infranse in mille e mille piccoli pezzi, che si dispersero scintillando per tutto il mondo: così nacquero le fate. ( da "Peter Pan" di James M. Barrie )

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Darkride76wrote:
Ciao!Ho trovato casualmente il tuo sito ed è stato amore a prima vista,complimenti!Mi farebbe piacere se lo iscrivessi nella mia top100 elfica http://durin76.mastertop100.net Un bacio e a presto,spero.
May 10
Ciao iscrizione alla directory confermata! ti diamo il benvenuto ad Avalon!! cogliamo l'occasione per ricordarti che c'è un contest in corso che chiudera il 25 febbraio ..
augurandoti una piacevole serata ti salutiamo
Daughters of Avalon
Feb. 11
Feb. 7

È nata una nuova directory! La “Daughters of Avalon directory”  ci farebbe davvero piacere se ti iscrivessi ..

Ti lasciamo il link in caso tu decida di iscriverti: http://daughtersofavalon.spaces.live.com/

Augurandoti una felice settimana ti salutiamo

Daughters of avalon

Ps: perdonarci per il copia-incolla ma dobbiamo estendere l’invito a molti

Jan. 20
raffaelewrote:
ciao sono caos mistico...ti ringrazio per i premi...ora ho cambiATO SPACES quindi li pubblico sul nuovo...sono insomnia adesso....
ti aggiungo tra le mie amicizie ok?
spero ti piaccia il nuovo spaces....a presto
Nov. 12
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April 21

RITROVAMENTO DI UN CORPO DI FATA

Corpo di Fata
Un ritrovamento senza precedenti in una torbiera del Derbyshire. Al vaglio degli antropologi i resti di un minuscolo corpo mummificato
No, non stiamo parlando di libri, nemmeno di film, né di anime o manga, tanto meno di cosplay. Qui non c’entrano le magiche fatine Winx che tanto piacciono alle nuove generazioni di ragazzine e nemmeno le pacifiche immagini che tanti abili artisti hanno tentato di immortalare sulla tela; non vi parliamo insomma di eroine di carta e d’inchiostro e nemmeno di leggiadre creature nate dalla penna di un qualche illustre scrittore. Vi parliamo di fate vere, in carne e ossa; o meglio, come dimostrano i recenti scatti giunti dal villaggio inglese di Duffield nel Derbyshire, di resti mummificati di una piccola fata conservatasi per lungo tempo in una torbiera. 
Quanto sono lontane, nell’osservare questi scatti, le definizioni presenti nelle fiabe o nei miti di origine britannica, italiana e francese. E persino l’immaginazione dei più illustri favolisti della storia impallidisce rivelandosi per quello che è: una pura fantasia. Il bello spaccato di come dovrebbero essere le fate, che troviamo in favole come La bella addormentata sia di Perrault che dei Fratelli Grimm, e ancora in Pinocchio — dove alle fate viene addirittura assegnato il colore blu, colore del sovrannaturale e della magia –, pare qui sfumare in qualcosa di più complesso e fisicamente probabile.
Il corpo di questa fata, come si può vedere nelle immagini che riportiamo nell’articolo, si è mantenuto in un modo sorprendente: compreso di piccole ali lamellate, braccia e gambe, incluso di una folta capigliatura dorata, denota, nientemeno, che piccoli organi riproduttivi.
Gli antropologi e gli esperti forensi che hanno preso in esame questo particolarissimo caso, hanno per ora ricondotto la biologia della forma vivente in questione, grazie a un esame accurato del tessuto qui rinvenuto, a una particolare essenza cartilaginosa che ricorda molto da vicino (per struttura e composizione chimica) il fogliame vero e proprio. Pare, inoltre, che la fata — se di fata possiamo parlare — fosse dotata di un sistema di mimetizzazione molto simile a ciò che in natura si può trovare in un camaleonte (e molti già additano questa scoperta come il motivo di un così lungo silenzio su queste leggidare creature). 
Questa perfetta conservazione, capace di mostrarci il viso e persino il colore — biondo-rossiccio — dei capelli della fata, la si deve agli agenti antibatterici contenuti nella torbiera di rinvenimento. Questi ultimi hanno conservato fino ai giorni nostri, per un tempo imprecisato che gli studiosi stanno tuttora valutando, il copricino in questione senza troppi danni alla delicata struttura.
Un rinvenimento non eccezionale quando si parla di torbiere. Sono difatti molto noti i corpi mummificati di uomini del Paleolitico Inferiore e del Neolitico appartenenti delle prime civiltà Celtiche e rinvenuti ancora ai giorni nostri in un perfetto stato di conservazione. Ma ritrovamenti di questo genere, tanto eccezionali da apparire fantastici, lasciano ovviamente sempre un velo di impalpabile tensione in chi li scopre.
Il rinvenimento è avvenuto per opera di un anziano abitante della cittadina di Duffield il quale, lungo la strada che dal proprio villaggio porta al poco distante centro agricolo di Belper (una sterrata mulattiera che si fa largo per i boschi della zona), ha da subito notato un bizzarro comportamento da parte del cane che aveva portato con sé. Nelle vicinanze di un grosso tronco per metà riverso nella torbiera, il cane, aveva preso a puntare un lungo crepaccio apertosi nelle molli e scure zolle di torba, portando alla luce i primi resti di quella che inizialmente era parsa come una piccola forma umana (ritrovamenti simili, come detto sopra, non sono infrequenti nella zona, dove le caratteristiche fisiche del suolo permettono una lunga conservazione di residui organici solitamente degradabili).
La curiosità è andata tuttavia aumentando col rinvenimento dei piccoli resti mummificati e ancora più, successivamente, con la scoperta delle minute ali membranose. In seguito, tra la confusione generale, è stata avvisata la polizia locale che ha prontamente contattato esperti del settore. Le fate sono tra noi? Sì, forse sì, ben nascoste, ma ci sono. 
 
 
 
 
( purtroppo la notizia soprariportata e frutto di pura invenzione ... ma..
sinceri.. non avete un pò sognato????!!!!)
December 30

Morgana.. la fata..la dea... la dama del lago

"Verità fu che Morgana, la sorella di re Artù, era molto esperta di incantesimi e di sortilegi e più di tutte le donne; e per il grande impegno che ci mise lasciò e abbandonò la comunità della gente e soggiornava giorno e notte in foreste profonde e presso le fonti, cosicchè molte persone, che erano molte nel paese, non dicevano che era una donna, ma la chiamavano Morgana la dea."
Nella moltitudine di sembianze che assume, Morgana è la Dama del Lago che più rispecchia la festività di Samhain, il magico istante in cui ciò che è definito perde le sue forme, ciò che è apparenza si nasconde per mostrare una realtà diversa e gli opposti si incontrano e si rivelano per ciò che sono realmente: due parti complementari di un unico volto.
Nella letteratura arturiana, la sua figura conserva maggiormente, rispetto a quella delle altre Dame, il potere e l’indipendenza delle antiche Donne, coloro che portavano in sé la Conoscenza del mondo oltre le nebbie e che aiutavano gli uomini a compiere il loro Destino; e nonostante sia ricordata soprattutto nelle vesti di sorellastra di Artù, la sua origine pare essere molto più antica.
La prima opera in cui ella compare è il poemetto Vita Merlini di Geoffrey of Monmout, composto nel 1148 d.C.
In queste pagine Morgana è descritta come la maggiore di Nove splendide sorelle che governano ad Avalon, una magica e misteriosa Isola in cui ogni frutto della terra nasce e cresce senza bisogno di cure, in cui giardini e frutteti sono fonti di perenne incantamento e nella quale si giunge per riposare e guarire, dopo aver abbandonato il mondo manifesto.
Morgana, la cui bellezza è pari soltanto a quella delle Fate dell’Altromondo, eccede in ogni Sapienza, e di tutte le Arti è Maestra. Sua è la conoscenza di ogni cura e di ogni veleno, delle erbe medicamentose e degli incantesimi che aiutano le Anime a purificarsi e a rigenerarsi, e non le è oscura nemmeno la capacità di mutare le proprie sembianze, grazie alla quale può alzarsi in volo e solcare le acque come un uccello, raggiungendo qualsiasi luogo in un solo istante.
In questo antico componimento, è lei che accoglie Artù morente sulla sua barca e lo conduce ad Avalon, dove sarà guarito dalle sue ferite. Tuttavia qui non vi sono particolari legami di parentela tra lei e il Re di Britannia.
Egli vive nel mondo storico, in cui governa e compie le sue innumerevoli imprese, mentre Morgana vive sulla sua Isola, lontano dalla realtà comune, e rimane una figura autonoma, completa, intatta.
Questo particolare suggerisce che ella non sia solamente un personaggio delle saghe arturiane, ovvero la sorella, amata o odiata, di Artù, ma che originariamente fosse un’entità divina indipendente, una Dea antica e potente, parte integrante della mitologia celtica.
Questa ipotesi potrebbe essere confermata da alcune opere, in cui Morgana viene chiamata proprio “Dea” (Cfr. Sir Gawain e il Cavaliere Verde; The Vulgate Cycle) o “eterna Ninfa” (Cfr. Diu Crone), appellativi che mettono in luce la sua intima appartenenza alle dimensioni fatate, identificate con la magica Avalon, la Ynis Afallach, ovvero l’Isola del Meleto o Isola delle Mele; la dimora di Morgana, il suo Centro magico.
Simbolo stesso di Avalon, la Mela è in grado di curare o avvelenare, di guarire o uccidere. Essa è infatti nota per le sue buone proprietà curative, ma è meno conosciuta per la tossicità dei suoi semi, che se consumati in grande quantità (una tazza piena) possono intossicare gravemente e portare alla morte.
Come la Mela, anche Morgana possiede la capacità di portare la Vita così come la Morte. Ella è Guaritrice e Strega, tiene in una mano la luminosa Cura e nell’altra il Veleno. E come la Mela, che è il frutto della Dea della Terra e ne racchiude i tre colori sacri, ovvero il bianco, il rosso e il nero, così anche Morgana è una delle Sue personificazioni, uno dei volti della Sovranità.
Ella rappresenta la Sfidatrice, Colei che mette alla prova i Cavalieri per forgiarli e per misurarne le abilità.
Tra le sue Arti figura anche la preparazione di un magico e misterioso unguento in grado di guarire malati e feriti (Cfr. Erec e Enide e Ivano di Chrétien de Troyes) e la capacità di trasformarsi in tutto ciò che ella desideri, anche se le forme che predilige sono quelle di una Vecchia, per lanciare le sue mortali sfide e i suoi Giochi Perigliosi (Cfr. Sir Gawain e il cavaliere Verde), e di un Corvo (Cfr. Didot Perceval), probabilmente il suo animale totemico che la rappresenta sotto tutti gli aspetti.
Questa duplicità luminosa/oscura e il potere magico che ne scaturisce, se nel mondo antico erano considerati sacri e naturali, con l’affermarsi delle religioni patriarcali e dell’epoca medioevale iniziarono a diventare ambigui e malvisti; allo stesso modo Morgana, che ne era portatrice, iniziò lentamente a perdere la sua luminosità ed i tratti divini originari e venne trasformata, da Fata saggia e meravigliosa che era, a fattucchiera e meschina incantatrice.
Fu La Morte D’Arthur di Sir Thomas Malory a segnare il suo destino.
In quest’opera, infatti, Morgana è designata come una creatura abbietta e malvagia che trama costantemente per nuocere al suo fratellastro Artù e per ostacolarne la vita, mettendolo spesso in pericolo e sfidandolo con l’abilità delle sue arti magiche.
Secondo alcuni studiosi questa trasformazione potrebbe essersi verificata perchè la figura di Morgana, così legata alla sfera divina e pregna di potere femminile indipendente e autonomo, non poteva in alcun modo rientrare in racconti di puro stile medievale, in cui la donna doveva essere in ogni caso dimessa e sempre legata ad un uomo, a meno di non renderla in qualche modo biasimabile, smorzandone le doti e le buone e sagge qualità per enfatizzarne il lato oscuro. In questa luce Morgana rimase una donna indipendente, ma divenne allo stesso tempo una figura ambigua e apparentemente cattiva, conoscitrice di pericolosi sortilegi e detentrice di conoscenze diaboliche.
Solo recentemente questa Dama è stata ripresa nel romanzo Le Nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley, il quale, nonostante non rientri nella classica letteratura arturiana medioevale, è comunque molto importante.
Esso ripropone una Morgana dallo spirito dolce e luminoso, seguace e potente sacerdotessa dell’antica Dea Madre, che nonostante viva ad Avalon, viaggia anche nel mondo degli uomini e partecipa alla vita della corte di Artù e dei suoi Cavalieri.
In questo testo ella riacquista parte del suo antico potere, ma ciò che traspare maggiormente è la sua umanità, i suoi puri e umani sentimenti, le gioie e le difficoltà di chi vive nella realtà comune, seppur conservi in sé la l’Amore per Avalon.
Morgana, infatti, è centrata in Avalon.
La sua mente è rivolta ad Avalon, il suo cuore è pregno di Avalon e la sua Anima riflette le magiche opalescenze dell’Isola Sacra, la sua brezza, il canto delle belle fronde dei meli, il profumo dei frutti maturi…
Morgana rispecchia Avalon, ma la sua presenza si estende nel mondo manifesto, nel quale ella diventa sorella di Artù e sua Sfidatrice, amante e acerrima nemica.
Muovendosi tra Avalon e il mondo terreno, ella porta Avalon nel mondo ed intreccia i due reami, racchiudendoli entrambi nella sua duplice Essenza.

L’etimologia del suo nome è molto discussa. Alcuni studiosi lo fanno risalire a “Muir (o Mor) gena”, ovvero “nata dal mare”, o “figlia del mare”, mentre altri ritengono sia generato da “Mor rigan”, che significa “Grande Regina”, e che la stessa Morgana sia una delle rappresentazioni della Triplice Dea guerriera Morrigan, con la quale condivide alcuni simboli.
La prima ipotesi collegherebbe la Dama al mare, come Dea e Figlia delle acque e della bianca spuma. Esistono alcune leggende bretoni, a questo proposito, che raccontano di quanto Morgana amasse errare solitaria lungo i laghi, i fiumi e le terrose spiagge lambite dalle onde. Ella era padrona di un misterioso castello, nascosto in fondo al mare, e il suo nome sopravvisse a lungo in Bretagna, dove gli spiriti marini vengono tuttora chiamati “morgan”.
L’analogia di Morgana con Morrigan, invece, spiegherebbe i suoi simboli, ovvero il Corvo e il Guado, oltre al suo ruolo di Sfidatrice dei guerrieri; tutte caratteristiche che la stessa Dea celtica possiede.
Le sfide ed i giochi istituiti da Morgana, come quello del Taglio della Testa del Sir Gawain e il Cavaliere Verde, sono tutti estremamente pericolosi. Molti sono i trabocchetti e gli inganni che ella concepisce e mette in atto, ma solo i migliori Cavalieri riescono a vincere e a proseguire nel loro Cammino verso la loro realizzazione, conquistando il favore e il premio della Dama. Coloro che, invece, non superano le prove sono destinati a soccombere, incontrando la morte o l’umiliazione.
Anche in questo, Morgana dimostra la sua duplice natura, luminosa ed oscura, e la sua capacità di far vivere o morire.
Ella è simbolicamente legata al Corvo, del quale ama assumere le sembianze, poiché la sua intima natura ne rispecchia le qualità. Esso, infatti, è un predatore che uccide, e quindi muta la vita in morte, ma al contempo è un divoratore di carogne che ripulisce la terra e rigenera ciò che è morto, trasformandolo in nutrimento e mutando, così, la morte in vita.
Morgana incarna la Trasformazione, il Passaggio, la fine del Ciclo vecchio e l’inizio di quello nuovo, ovvero la purificazione da uno stato d’essere precedente grazie alla quale è possibile accedere a quello successivo.
Ella pratica la trasmutazione della materia, eleva ciò che è grezzo affinandolo e rendendolo pulito e lucente.
Lava via la sporcizia, monda e purifica dal dolore fisico e spirituale, trasformandolo in nuova energia creativa.
Per questo può essere simbolicamente associata alla misteriosa Lavandaia al Guado, Colei che, tetra, lava le vesti impregnate di sangue in riva ai fiumi e che si dice si faccia vedere solo da coloro che sono prossimi alla morte.
Come la Lavandaia, Morgana pulisce e trasforma, strofina e immerge ripetutamente nelle acque rigeneranti, ma al contempo annuncia il momento del Passaggio.
Ella è una Dama attiva poiché compie attivamente il mutamento.
Anche il Guado, nei pressi del quale appare la Lavandaia, e nel quale la Morrigan si era unita al Dagda, è un simbolo di Morgana. Secondo la letteratura gallese, infatti, ella vi aveva concepito Owain, suo figlio e valoroso Cavaliere della Tavola Rotonda (Cfr. Tryoedd Ynis Prydain, Pen. 147).
Esso rappresenta il Confine tra due le dimensioni, tra la Vita e la Morte, luogo e testimone dell’incontrarsi ed intrecciarsi degli opposti, sempre perennemente attratti eppure eternamente in lotta. Nelle sue vicinanze l’eco dell’Altromondo risuona nitido e raggiunge la realtà comune, e strane figure appaiono misteriosamente per portare nuove consapevolezze e infinita Saggezza.

Morgana è colei che sosta al Guado e la nera Signora dei Corvi.
È la splendente Dea della Mela dal duplice potere e dalle duplici sembianze; la bellissima Fata custode di tutti gli Incantesimi, che si nasconde agli uomini per rifugiarsi nella sua dimora segreta nel folto della foresta, dove pratica la sua antica Magia e tesse amabilmente i suoi arcani Disegni.
Da qui il suo nome, “Morgana La Fata”. La splendida creatrice di Destini: il Fato.
Ella rappresenta la terribile Sfidatrice dal volto rugoso, l’Iniziatrice dalle vesti nere come la notte di novilunio.
Quando giunge con la sua barca scura, accarezzando le acque e infrangendo le nebbie, ella è la Conduttrice verso i regni sottili, Colei che accoglie tra le sue braccia il Grande Re morente per riportarlo ad Avalon.
E oltre le soglie di Avalon ella è la Guaritrice; l’oscura Dama delle Tenebre e, al contempo, la luminosa Signora della Rigenerazione.
Attraverso di lei lo Spirito si prepara ad una nuova Vita, poiché ella è la Levatrice dell’Anima, e Colei che è fonte di riposo, nella lieta pace dell’Altromondo.

Come viaggiatrice tra i due mondi e Dama che si può incontrare al Guado, o in altri luoghi di confine, Morgana presiede a Samhain, la festa che la rappresenta per la vicinanza delle due dimensioni.
Durante questo magico momento, le barriere tra il regno terreno e quello spirituale
 
September 09

PREMIO DA IDRYAL

 
PREMIO RICEVUTO DA
 
UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE AD IDRYAL PER QUESTO PREMIO
 
 
REGOLE :

1-ѕ¢яινєяє υи ιитєяνєитσ mostrando il premio e indicando il nick є ιℓ ℓιик ∂єℓ вℓσg ∂єℓℓα ρєяѕσиα ¢нє νι нα αѕѕєgиαтσ ιℓ ρяємισ;

2-ρяємιαяє ѕєттє ρєяѕσиє, ιи∂ι¢αи∂σ ιℓ иιcк є ιℓ ℓιик ∂єℓ вℓσg,α νσѕтяα ѕ¢єℓтα,кє ѕє¢σи∂σ νσι, ѕρι¢¢αиσ иєℓ ℓσяσ ∂єѕιgиє є иєℓ ℓσяσ ¢σитєиυтσ;

 

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